Immerso tra le colline di Luni, il Santuario di Nostra Signora del Mirteto è un luogo che intreccia storia, arte e fede, testimoniando secoli di devozione popolare e raffinatezza architettonica. Costruito nella seconda metà del Cinquecento dall’architetto lucchese Ippolito Marcello, il santuario incanta i visitatori con la sua elegante facciata in marmo bianco e la sua storia.
L’ingresso principale si distingue per un rosone cieco che alleggerisce l’insieme architettonico, mentre il portale è adornato da due colonne in marmo con capitelli corinzi. Sopra l’architrave, una lunetta marmorea ospita un altorilievo raffigurante la Madonna con Bambino e due devoti, con ogni probabilità membri della confraternita dei Disciplinati. Questo capolavoro, più volte attribuito a un giovane Michelangelo, è in realtà opera di un artista lucchese influenzato dal maestro. A completare la facciata, lo stemma marmoreo della Repubblica di Genova, simbolo del dominio genovese sulla regione.
Osservando attentamente, tra le lastre di marmo che rivestono la facciata si possono individuare alcune epigrafi di origine lunense. La più imponente, incisa su due grandi bozze di pietra, sembra essere parte di un’antica ara o edicola dedicata al culto di Augusto. Accanto alla scalinata che conduce al santuario, si trova un basamento di colonna in marmo lunense, testimonianza dell’antica città romana di Luni.
Il santuario si sviluppa su tre navate, separate da pilastri con capitelli corinzi che sorreggono le volte e gli archi delle cappelle laterali. All’ingresso, si può ammirare una splendida croce processionale del XVII secolo, in legno intagliato e dipinto.
La storia del santuario è legata a un evento miracoloso che si narra sia avvenuto il 29 luglio 1537. Alcune pie donne, raccolte in preghiera nell’oratorio preesistente, videro sgorgare sangue vivo dagli occhi della Madonna. La notizia si diffuse rapidamente e i pellegrini iniziarono ad accorrere numerosi, tanto da rendere necessaria l’ampliamento dell’oratorio in un santuario, i cui lavori durarono ben venticinque anni.
A seguito della crescente affluenza di fedeli, nel 1584 il santuario passò sotto la guida dei Padri Domenicani, che vi rimasero fino agli inizi del Novecento. Nel 1905, i Padri Passionisti ottennero il riconoscimento ufficiale della devozione alla sacra immagine, facendola incoronare con la corona aurea del Vaticano, un’onorificenza riservata alle immagini sacre di particolare venerazione.